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CORONAVIRUS E RESPONSABILITA’

CORONAVIRUS E RESPONSABILITA’

18/05/2020

CORONAVIRUS E RESPONSABILITA’ PENALE DEL DATORE DI LAVORO

Quello degli obblighi di sicurezza che gravano sull’imprenditore/datore di lavoro è un tema, su cui il legislatore si è profuso, negli ultimi anni, in una pluralità di interventi con l’intento di garantire in maniera sempre più stringente il lavoratore da qualsiasi rischio inerente al luogo di lavoro.

Ciò comportava già, prima dell’emergenza Covid-19, un onere piuttosto gravoso in capo al datore di lavoro, chiamato a dotarsi, a sue spese e a pena di incorrere in responsabilità (anche) di natura penale, dei necessari presidi di sicurezza nonchè a provvedere, all’adeguata formazione del personale.

L’emergenza Covid-19 tuttora in atto ha posto tutti noi al cospetto di un rischio evidentemente imprevisto e di natura peculiare e atipica. 

Il quadro normativo cui occorre fare riferimento sono rispettivamente l’ormai noto D. L.vo 81/2008 e il D. L.vo 231/2001, che si occupa di la responsabilità penale-amministrativa delle persone giuridiche per fatto costituente reato. A ciò si affianca la pluralità di interventi di rango secondario (circolari, linee guida, protocolli, ecc.) emanati proprio per fronteggiare l’emergenza Covid-19 sui luoghi di lavoro, di cui proveremo a fornire un quadro sintetico.

Quale reato si può ipotizzare in caso di contagio da Covid-19?

Il contagio viene equiparato, per consolidata giurisprudenza, alla “malattia” che forma oggetto del reato di lesioni personali previsto dall’art. 590 del Codice Penale. 

Tale principio viene ribadito peraltro proprio dal Decreto Cura Italia laddove si precisa espressamente che il contagio da Covid-19 deve essere trattato dal datore di lavoro (pubblico o privato che sia) e dall’Inail come un infortunio. Completa il quadro la circolare Inail n. 13 del 3/4/2020 che precisa “…secondo l’indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie, l’Inail tutela tali affezioni morbose, inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro…”.

Tuttavia per ipotizzare in capo al datore di lavoro una responsabilità penale, occorrerà valutare se in capo al medesimo vi fossero altresì:

• la posizione di garanzia, ovvero l’obbligo giuridico di evitare l’evento lesivo;

• la colpa, sia essa colpa c.d. “specifica o qualificata”, ovvero la violazione di prescrizioni di legge o di normativa secondaria che mirano ad evitare l’evento che si è concretizzato (c.d. “norma cautelare”), o colpa c.d. “generica”, ovvero la violazione di ordinarie regole di prudenza.

I limiti della responsabilità penale e la responsabilità penale-amministrativa dell'ente ex D. L.vo 231/2001

E’ a questo punto che emerge la centralità, per qualificare (o escludere) la responsabilità penale del datore di lavoro per contagio da Covid-19, delle prescrizioni di cui al già citato D. L.vo n. 81/2008 e del D. L.vo 231/2001 (Responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche).

Al fine di poter contestare al datore di lavoro la responsabilità penale legata alla relativa malattia (o, addirittura, al decesso), occorrerà dimostrare che in capo al predetto vi sia un profilo di colpa specifica per violazione di legge o normativa secondaria, dunque la violazione di una o più “norme cautelari”.

Il principio anzidetto comporta dunque che l’imprenditore/datore di lavoro è tenuto, a rischio di risponderne in sede (anche) penale, a rispettare le prescrizioni dettate dal D. L.vo 81/2008 in materia di sicurezza. Se però pur osservando tali prescrizioni occorre un infortunio (incluso il contagio), risulterà assai difficile per il pubblico ministero ipotizzare a suo carico qualsiasi responsabilità di natura penale, difettando la colpa consistente nella violazione di una norma cautelare.

E’ palese anche il contrario: un datore di lavoro che non si cura di adeguarsi minimamente alle prescrizioni del D. L.vo 81/2008 e al D. L.vo 231/01 si espone al rischio concreto di essere inosservante (a sua insaputa) di una miriade di norme cautelari che lo individuano come titolare della posizione di garanzia con una elevata possibilità, in caso di infortunio, di incorrere in una condanna penale, anche per  responsabilità dell’ente ex D. L.vo 231/2001.

Non dobbiamo dimenticare che accanto al D. L.vo 81/2008 c’è un altro testo normativo, presente nel nostro ordinamento da ormai quasi un ventennio, con cui le persone giuridiche/imprenditori  si trovano sempre più a doversi adeguare.  La responsabilità dell’ente opera in presenza di alcune condizioni (art. 5 D. L.vo 231/2001), che devono ricorrere cumulativamente: l’illecito deve essere commesso dal legale rappresentante della società o da chi sia investito di poteri di rappresentanza, di amministrazione o di gestione dell’ente; l’illecito deve essere commesso in vantaggio o nell’interesse dell’ente. E’ bene ricordare che le condotte illecite dei legali rappresentanti o dei rispettivi delegati, ove commesse in vantaggio o nell’interesse dell’ente e in assenza della previsione di un adeguato modello di organizzazione e gestione  possono esporre a gravi conseguenze la vita dell’ente.  L’inosservanza di prescrizioni normative in materia di sicurezza sul luogo di lavoro che ha cagionato delle lesioni o il decesso (fra cui il contagio da Covid-19) espone anche l’ente che verrà chiamato a rispondere ai sensi del D. L.vo 231/2001, con la possibilità di incorrere in gravi sanzioni, anche interdittive. Per l’impresa adeguarsi a quanto prescritto è assai meno oneroso che operare senza averlo fatto!!!

In conclusione, il quadro normativo ci suggerisce che l’ipotesi che il datore di lavoro venga chiamato a rispondere in sede penale per il contagio da Covid-19 occorso in ambienti di lavoro è fondata.

In caso di inosservanza della prevenzione sul luogo di lavoro, ad essere esposto a conseguenze sarà, in virtù del D. L.vo 231/2001, sia il legale rappresentante/datore di lavoro sia l’ente, (società, associazione, ente pubblico) nel cui interesse/vantaggio è stato compiuto il reato.

Alla luce di quanto sopra se non è possibile  scongiurare ogni rischio connaturato all’attività aziendale, è tuttavia possibile escludere che il concretizzarsi del rischio possa avere conseguenze di natura penale (sul legale rappresentante della società) e  penale-amministrativa (sull'ente rappresentato) con l’attuazione delle prescrizioni in materia di salute e sicurezza e della redazione di un adeguato modello di organizzazione e di gestione ex art. 6 D. L.vo 231/2001.



Dott.ssa Francesca Basso

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